La Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia della Sez. III, del 16-07-2019, n. 18946, ha evidenziato come l’art. 1591 c.c. assicuri al locatore danneggiato dalla ritardata restituzione della cosa locata una liquidazione automatica del danno, sulla base della presunzione secondo cui esso debba essere almeno pari al canone precedentemente pagato. Tale presunzione è assoluta, nel senso che non ammette prova contraria, se non a favore del locatore, mentre il conduttore non può eccepire di aver cagionato un danno minore alla misura del canone pattuito, ma è obbligato a continuare a versarlo quale corrispettivo della prosecuzione del rapporto, anche se non voluta dal locatore. Si tratta di un risarcimento di un danno da mora, che si sostituisce all’obbligo contrattuale di pagamento del canone e che costituisce, pertanto, debito di valore (si segnala, peraltro, che, sulla specifica questione della natura di tale debito, sussiste anche giurisprudenza contraria, che lo ritiene di valuta, ferma la sua funzione risarcitoria su fondamento contrattuale, cfr. Cass. 20/06/2017, n. 15146; 14/02/2006, n. 318).

Cass. civ. Sez. II, Ord., (ud. 23-11-2018) 05-02-2019, n. 3310.
Con questa ordinanza, resa in materia di condominio negli edifici, si precisa come per il condominio, al fine della presunzione della natura condominiale di un bene, sia sufficiente dimostrarne la sua attitudine funzionale al servizio o al godimento collettivo. Per contro, il condomino che ne affermi la proprietà esclusiva deve darne prova.

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., (ud. 20-11-2018) 18-12-2018, n. 32730
Con questa pronuncia, la Cassazione si occupa delle responsabilità dei consorzi di bonifica nell’ambito della custodia e manutenzione dei canali in caso di esondazioni

Cassazione civile, sez. I, ordinanza 5 settembre 2018, n. 21656
Con questa pronuncia la Suprema Corte di Cassazione ribadisce come, nell’ambito di appalti di opere pubbliche, la riserva presupponga l’esistenza di un contratto valido e, dunque, non possa riguardare controversie relative alla risoluzione contrattuale per inadempimento, regolate, invero, dagli artt. 1453 e 1458 c.c.

Corte di Cassazione sez. II civile, ordinanza n. 6223 del 14 marzo 2018.
Con questa pronuncia la Cassazione ha chiarito che il contratto definitivo, rispetto al preliminare, costituisce l’unica fonte dei diritti e delle obbligazioni tra le parti contraenti, tale da poter superare la disciplina del precedente accordo.

Cassazione, sez. III, ordinanza 13 giugno 2017, n. 14623 Il recesso unilaterale previsto dall’art. 27 I. n. 392/1978 costituisce un rimedio speciale all’alterazione del sinallagma contrattuale derivante dalla sopravvenuta inutilità o non fruibilità dell’immobile condotto il locazione. Pertanto, i gravi motivi che lo giustificano non soltanto devono essere obiettivi e sopravvenuti, ma devono anche essersi verificati in un tempo in cui allo squilibrio delle prestazioni contrattuali non può porsi rimedio in modo diverso che mediante il recesso”

Cassazione n. 11785 del 12 maggio 2017.
Con questa pronuncia la Cassazione spiega il principio della responsabilità ex art. 2051 in capo alla società di gestione autostradale, una volta allegata e dimostrata, da parte dell’automobilista danneggiato, l’inattesa e imprevista presenza sulla carreggiata di un’autostrada di un animale selvatico con cui non era stato possibile evitare la collisione.

Cassazione civile Sez. V, Sent., 15-03-2017, n. 6673. Questa pronuncia conferma l’orientamento della Cassazione, in base al quale non è soggetto ad IRAP il professionista, nella fattispecie un avvocato, che svolga l’attività all’interno di una struttura altrui, in tal caso difettando l’autonomia organizzativa, che è presupposto dell’imposta.

Cassazione civile Sez. III, Sentenza n. 2037 del 27 gennaio 2017.
Con tale sentenza la Cassazione ha chiarito come il preliminare di locazione non sia soggetto ad imposta di registro.

Cassazione civile, sez. VI-2, sentenza 19 ottobre 2016, n. 21204
Tale pronuncia evidenzia come la garanzia per vizi prevista dall’art. 1490 cod. civ. debba ritenersi operante anche nei casi di vendita di cose mobili usate, dovendo, in ogni caso, rimanere il vizio della cosa, ed, in particolare , il vizio occulto preesistente alla conclusione dei contratto, ben distinto dal semplice logorio del bene, dovuto al normale uso dello stesso. In particolare, poi, la Cassazione ha chiarito, nel caso specifico in esame, come il venditore di una vettura usata sia tenuto alla garanzia per i vizi occulti, anche in ipotesi di vendita avvenuta “nello stato come vista e piaciuta” e, ciò anche se la loro presenza non fosse imputabile al venditore, ma, esclusivamente, a vizi di costruzione del bene venduto.

Cassazione civile, sez. III, sentenza 27 settembre 2016, n. 18991
La Cassazione chiarisce che la tolleranza del locatore nel ricevere il canone oltre il termine stabilito rende inoperante la clausola risolutiva espressa, ma tale clausola riprende la sua efficacia se il creditore, che non intende rinunciare ad avvalersene, provveda, con una nuova manifestazione di volontà, a richiamare il debitore all’esatto adempimento delle sue obbligazioni.

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 28-07-2016, n. 15666. La suprema Corte di Cassazione afferma la giurisdizione del giudice ordinario nella controversia avente ad oggetto l’escussione, da parte di un comune, di una polizza fideiussoria concessa a garanzia di somme dovute per oneri di urbanizzazione e a titolo di penali, pattuite in una convenzione di lottizzazione, ritenendo che, nella specie, la P.A. agisca nell’ambito di un rapporto privatistico, senza esercitare, neppure mediatamente, pubblici poteri.

Cass. civ. Sez. III, Sent., 22-07-2016, n. 15115. Con questa sentenza, la Cassazione ribadisce il principio secondo il quale l’applicazione della norma di cui all’art. 1226 cod. civ. rientra nel poteri discrezionali del giudice del merito, indipendentemente dalla richiesta della parte.

Cass. civ. Sez. lavoro, Sentenza 04 maggio 2016, n. 8886. Con tale sentenza si chiarisce che l’art. 16 septies del D.L.179/2012 non consente l’applicabilità del principio della scissione dell’efficacia della notifica per il notificante e per il destinatario nel caso in cui la notifica telematica sia stata eseguita dopo le ore 21, in quanto in tal caso si deve considerare perfezionata alle ore 7 del giorno successivo

Cass. civ. Sez. III, sentenza 03 maggio 2016, n. 8637. Con questa pronuncia, la Cassazione ha chiarito che la sospensione del canone è pienamente legittima in tutte le ipotesi di impossibilità totale del godimento del bene, allorquando tale impossibilità non fosse manifesta e riconoscibile dal conduttore al momento della sottoscrizione del verbale di consegna dell’immobile.

Ordinanza del Tribunale di Napoli XII sezione civile, depositata il 29 febbraio 2016. Con tale provvedimento, il predetto Tribunale, in un caso in cui l’avvocato del creditore, ottenuto un decreto ingiuntivo ne aveva estratto copia, sia del ricorso e che del decreto stesso, dal fascicolo informatico, per notificarli al debitore ingiunto, ma non aveva sottoscritto l’attestazione di conformità agli originali contenuti nel fascicolo informatico, ha ritenuto, in conseguenza dell’eccezione di nullità sollevata da controparte in sede di opposizione, che l’atto notificato non fosse da considerarsi inesistente o affetto da nullità insanabile, nonostante il difetto di sottoscrizione dell’attestazione di conformità, considerato che il decreto ingiuntivo notificato recava comunque a margine i dati tali da attestarne la provenienza e aveva con sé allegati sia il ricorso che la procura alle liti, oltre all’attestazione di conformità, anche se non sottoscritta. Infine, in ogni caso, il Tribunale di Napoli ha evidenziato come l’atto in questione avesse raggiunto il suo scopo, in modo tale da non potersi considerare nullo ai sensi dell’art. 156 cpc, commi primo e terzo.

Corte di Cassazione, Sez. III, 25 febbraio 2016, n. 3695. Con tale sentenza, viene ribadita la natura contrattuale della responsabilità di un istituto scolastico e dell’insegnante in relazione all’infortunio subìto da un minore nello spogliatoio della palestra del medesimo istituto, in quanto gli obblighi di custodia e protezione in capo ai suddetti soggetti si estendono ad ogni aspetto della prestazione scolastica ed ad ogni luogo in cui questa viene resa, compresi, per l’appunto, gli spogliatoi della palestra.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 29 gennaio 2016, n. 1663. Con tale sentenza il Giudice di Legittimità ribadisce il principio in base al quale la consegna dell’atto per la notifica all’ufficiale giudiziario non costituisce il dies a quo per la decorrenza del termine di costituzione dell’appellante, in quanto tale termine decorre in realtà dalla ricezione dell’atto da parte del destinatario. Il momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario rileva solo ai fini della tempestività della proposizione dell’impugnazione.


Cass. Civ. Sez. III Civile, sentenza 9 settembre – 22 dicembre 2015, n. 25731.

Con tale sentenza la Cassazione evidenzia come, nell’ambito del contratto di utenza di energia elettrica, inquadrabile nello schema del contratto di somministrazione, la clausola contrattuale che prevede la facoltà del somministrante di sospendere la fornitura nel caso di ritardato pagamento anche di una sola bolletta rappresenta una reazione all’inadempimento dell’utente cui viene opposta l’exceptio inadimplenti contractus. Pertanto, la sospensione della fornitura è legittima solo finché permane l’inadempimento dell’utente e che detta sospensione, se attuata quando ormai l’utente ha pagato il suo debito, costituisce inadempimento contrattuale e obbliga perciò il somministrante al risarcimento del danno ai sensi degli artt. 1176 e 1218 c.c., a meno che non sia fornita la prova che tale inadempimento sia stato determinato da causa non imputabile al somministrante, ovvero, nella specie, dalla ignoranza incolpevole dell’avvenuto pagamento. E tale ignoranza non può essere considerata incolpevole semplicemente invocando la mancata conoscenza del pagamento da parte dello specifico ufficio addetto alla sospensione e riattivazione del servizio, essendo un fatto interno alla società e non dipendente dall’utente. In buona sostanza, il somministrante che ha interrotto il servizio, per sottrarsi all’obbligazione risarcitoria per averlo fatto nonostante l’avvenuto pagamento dell’utente, deve dare la prova che la mancata conoscenza di tale pagamento sia dipesa da causa estranea alla società somministrante e alla sua organizzazione.

Cass. civ. Sez. II, Sent. 28-08-2015, n. 17271. Con tale sentenza la Suprema Corte di Cassazione ribadisce che, in conformità con la pronuncia delle Sezioni Unite della medesima Corte (Cass. n. 29290 del 15/12/2008), la notificazione dell’atto d’impugnazione eseguita presso il procuratore costituito per più parti, mediante consegna di una sola copia (o di un numero inferiore di copie rispetto alle parti), è valida ed efficace sia nel processo ordinario che in quello tributario, in virtù della generale applicazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, alla luce del quale deve ritenersi che non solo in ordine alle notificazioni endoprocessuali, regolate dall’art. 170 cpc, ma anche per quelle disciplinate dall’art. 330 cpc comma 1, il procuratore costituito non è un mero consegnatario dell’atto di impugnazione, ma ne è il destinatario, analogamente a quanto si verifica in ordine alla notificazione della sentenza a fini della decorrenza del termine d’impugnazione secondo quanto disposto dall’art.  285 cpc, in quanto investito dell’inderogabile obbligo di fornire, anche in virtù dello sviluppo degli strumenti tecnici di riproduzione degli atti, ai propri rappresentati tutte le informazioni relative allo svolgimento e all’esito del processo.

Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 15-06-2015, n. 12310. Tale importante pronuncia evidenzia in che modo possa essere modificata la domanda giudiziale nei limiti concessi dall’art. 183 c.p.c. Tale modifica può riguardare anche uno o entrambi gli elementi identificativi della domanda sotto il profilo oggettivo (petitum e causa petendi), sempre che la domanda così modificata risulti in ogni caso connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio, e senza che per ciò solo si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte ovvero l’allungamento dei tempi processuali. Pertanto, con tale pronuncia viene ritenuta ammissibile la modifica, in sede di memoria ex art. 183 c.p.c., della iniziale domanda di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto in una domanda di accertamento dell’avvenuto effetto traslativo.